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Tasker: disabilitare la modalità silenziosa durante le chiamate

Sebbene case quali Samsung, Huawei e LG forniscano bundle di applicazioni di sistema altamente personalizzate, l'applicazione Telefono di Google è sempre più utilizzata, sia da marchi minori, integrandola nelle proprie ROM, sia come sostituta all'app di default.Questo sicuramente perchè Google è stata in grado di sviluppare un'applicazione semplice e intuitiva, ma che al tempo stesso permette di avere sotto controllo tutta la parte telefonica del nostro dispositivo. Dialer, registro chiamate e lista dei contatti risultano infatti raggiungibili dalla stessa icona, così come funzionalità più avanzate come blocco e registrazione delle chiamate. Nelle ultime versioni di questa applicazione, in particolare dalla 6.0, rilasciata insieme ad Android 7.1, Google ha però introdotto una funzionalità che ha fatto storcere il naso a molti. Durante una telefonata infatti ora il telefono verrà messo automaticamente in modalità silenziosa (Non Disturbare). E se da una parte questo può risultare comodo in quanto elimina qualsiasi distrazione mentre siamo al telefono, dall'altra saremo costretti a controllare ripetutamente l'eventuale arrivo di una notifica. Nell'attesa di un futuro aggiornamento che renda opzionale questa funzione, una possibile soluzione è quella di utilizzare Tasker, un'applicazione già discussa su L'angolo nerd (abbiamo parlato anche dell'alternativa Automate), che permette di automatizzare determinate azioni come risposta a particolari eventi. Nel nostro caso l'evento sarà la telefonata stessa, mentre l'azione sarà quella di disabilitare la modalità silenziosa. Per prima cosa sarà necessario creare un nuovo Profilo di tipo Evento. In Tasker è presente l'evento Chiamata Avviata che fa al caso nostro senza la necessità di plugin aggiuntivi. A questo profilo colleghiamo quindi una nuova azione in cui imposteremo la modalità Do Not Disturb a Tutti (le alternative sono Nessuno, Priorità, Tutti e Alarms). Chi ha dimestichezza con Tasker saprà che è bene mettere sempre un tempo di attesa prima dell'esecuzione di ogni attività, in modo da lasciare all'app il tempo necessario per riconoscere l'evento appena scattato. Per questo nella soluzione proposta è stato messo un Wait 1s prima di abilitare le notifiche. E se invece usassimo l'applicazione telefono di default del nostro dispositivo e volessimo proprio questa funzionalità? La soluzione si chiama ancora Tasker: basterà utilizzare il profilo appena visto e impostare Do Not Disturb a Nessuno. [ Immagine in evidenza da Android Police ]

L'angolo nerd: che fine ha fatto l'app?

Sono passati circa due mesi e mezzo dall'ultimo rilascio dell'applicazione de L'angolo nerd e da quel momento non vi abbiamo più aggiornati sullo sviluppo. Senza considerare il mese di febbraio che è stato per tutti noi molto impegnato e che ci ha costretti a sospendere temporaneamente questo progetto, lo sviluppo dell'applicazione non si è però mai fermato ed anzi, ha visto diverse svolte importanti. Inizialmente l'idea era infatti di sviluppare un'app "ibrida" utilizzando PhoneGap, un framework che permette di scrivere applicazioni in Javascript e HTML5 per poi incapsularle in un "guscio" nativo, in modo da poter essere installata sui dispositivi mobili. Scartata quasi subito, abbiamo iniziato a lavorare su due progetti contemporaneamente, entrambi sviluppati nativamente per Android. Il primo ha portato all'applicazione che attualmente potete scaricare dal sito e che sfrutta molto semplicemente una WebView per mostrare i contenuti del sito mobile, con l'aggiunta di piccole funzionalità come le notifiche push e la gestione dei link. Il secondo progetto, più ambizioso, contava invece di sviluppare un'app completamente nativa, senza utilizzare contenuti scaricati dal web ma mostrando i dati interrogando il server attraverso delle "mini API". Circa un paio di settimane fa Niccolò ha proposto di riscriverla utilizzando React Native, un framework basato su React JS di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa. Abbiamo quindi abbandonato tutti i precedenti progetti per buttarci su quest'ultimo - quasi - a tempo pieno e ad oggi mancano un paio di bug da correggere e altrettante funzionalità da implementare, tra cui il filtro degli articoli per categoria (come potete vedere nel video qui sopra, attualmente non funzionante), per rilasciare la prima versione dell'applicazione. Per gestire il progetto abbiamo deciso di utilizzare una linea di sviluppo un po' più strutturata rispetto al nostro solito (hacker veri!). In primis il tutto è hostato su GitHub e i sorgenti sono disponibili al pubblico a questo indirizzo. Git permette di sviluppare in team e su diversi "rami" in maniera autonoma e per una migliore organizzazione abbiamo utilizzato Git Flow, che ci permette di separare l'implementazione delle varie feature e i fix dei vari bug, di cui teniamo traccia attraverso il servizio di bug tracking offerto sempre da GitHub. Per quanto riguarda lo sviluppo vero e proprio invece, che come abbiamo detto è basato su React Native, abbiamo deciso di sperimentare con Expo, un tool che permette di scrivere applicazioni per iOS e Android senza scrivere codice nativo nè toccare Android Studio o Xcode. Grazie all'applicazione di supporto è infatti possibile testare e debuggare il progetto senza passare per build, file APK/IPA e push del compilato sul dispositivo/emulatore - fico! Chi volesse quindi provare l'applicazione prima del rilascio ufficiale dovrà passare per Expo, seguendo le istruzioni presenti nel README del repository.

Alla ricerca del... launcher perfetto - Nova Launcher

Dopo aver provato alcuni launcher di nicchia o comunque non conosciuti presso il grande pubblico, è finalmente giunto il momento di recensire uno dei più famosi, se non il più famoso launcher per Android: Nova Launcher. Non a caso è uno dei più scaricati sul play store (più di 10 milioni di download). Il punto di forza di Nova è la vicinanza all'esperienza stock di Android, anche se arricchita con molte nuove funzionalità. Se state cercando possibilià di personalizzione quasi illimitate con Nova siete, come si suol dire, in una botte di ferro. Nelle ultime versioni il launcher ha seguito l'evoluzione del Pixel Launcher made in Google, introducendo tutte le novità presenti in esso. Partendo dalle scorciatoie visualizzate alla pressione dell'icona di un applicazione, simulando il funzionamento del 3D-touch, funzione che per ora non è ancora supportata da tutte le applicazioni. Anche il drawer delle applicazioni è ispirato dal pixel launcher, per aprirlo non sarà più presente la classica icona centrale nella dock ma basterà effettuare uno swipe dal basso verso l'alto. Inoltre sarà possibile inserire la barra di ricerca fissa in stile Pixel per completare la personalizzazione. Certamente non sono funzioni esclusive e non saranno il primo motivo per scegliere questo launcher rispetto ad un altro, ma meglio che ci siano piuttosto che no. Per chi è più nostalgico sarà comunque possibile dare un aspetto più classico utilizzando il vecchio pulsante per aprire il drawer. Non è presente l'opzione per eliminare il drawer, anche se volendo basterà semplicemente spostare tutte le icone sulla home ed impedire l'accesso al drawer, per esempio eliminando il pulsante per aprirlo, ricreando l'effetto cercato. Come da tradizione Adroid, è disponibile il supporto ai widget Già da queste prime righe è chiaro che il livello di personalizzazione è altissimo, ma quello che più stupisce non è tanto la quantità delle opzioni quanto il fatto di poter intervenire sui dettagli. E si sa sono i dettagli a fare la differenza. Per fare un esempio, ho sempre odiato l'indicatore della pagina corrente, cosa dal mio punto di vista inutile utilizzando tre pagine nella home con layout piuttosto differenti, è quindi impossibile "perdersi". Ebbene con Nova è possibile eliminare il suddetto indicatore lasciando inoltre più spazio per le icone. Altre opzioni tra le più classiche sono elencate di seguito: possibilità di modificare il numero di righe e colonne della griglia applicazioni sia per home page che per il drawer. personalizzazione delle cartelle modifica delle animazioni e della velocità delle stesse è disponibile il supporto ad icon pack esterni, praticamente tutti quelli presenti nel play store sono compatibili con Nova Altro grande cavallo di battaglia di Nova sono le gesture personalizzabili, è possibile associare ad una qualsiasi delle gesture disponibili una particolare azione a nostra scelta. Per esempio al doppio tap sullo schermo possiamo associare il classico spegnimento dello schermo ma se volessimo potremmo, per esempio, associare l'aperturadi una particolare app. Con Tesla Unread, un'applicazione esterna sviluppata dagli stessi creatori di Nova Launcher, che posiziona "sopra" alle icone delle applicazioni, i badge che indicano il numero di notifiche non lette, anch'essi completamente personalizzabili in forma colore e dimensione. Ultimo, ma non per importanza parliamo di backup. Tramite l'apposita funzione nel menu sarà possibile esportare il nostro layout sotto forma di backup, anche su Google Drive o altri servizi cloud (servirà avere la relativa applicazione installata). Se lo desiderate potrete parteciapre al programma beta, avendo così la possibilità di accedere a tutte le ultime novità in anteprima, pagando lo scotto di prestazioni più basse e possibile instabilità. Potete visitare questa pagina per partecipare anche voi al programma. In ultima analisi possiamo dire che Nova Launcher è perfetto per chi cerca un alto tasso di personalizzazione, anche se le molte opzioni presenti possono, almeno inizialmente, confondere l'utente. Parlando di prestazioni sui moderni telefoni non ho riscontrato particolari problemi, se non qualche sporadico ricaricamento. Specifico che io utilizzo la versione beta dell'app e quindi alcuni rallentamenti e malfunzionamenti potrebbero essere causati da questo. Il voto complessivo per Nova Launcher è  10/10. Test effettuato con: LG G Flex 2.

KBFS, il cloud sicuro

Nell'articolo precedente abbiamo visto Keybase e le funzionalità social che offre. Abbiamo anche accennato a KBFS, che sta per Keybase Filesystem ed in questo articolo andremo a vedere di cosa si tratta e del perchè risulta essere un'alternativa davvero innovativa ai più comuni servizi di cloud. Il servizio di KBFS è integrato nell'applicazione per PC di Keybase e, come le altre funzionalità della suite, è utilizzabile sia da riga di comando che in modalità grafica. Per semplicità possiamo pensarlo come una sorta di Dropbox, che appare sulla nostra macchina come una cartella dentro la quale possiamo caricare file e documenti. A differenza di questi servizi però non esiste un modello di sincronizzazione, vale a dire che non dovremo scaricare tutti i file in locale per poterli gestire, ma verranno scaricati solo al momento dell'apertura. Un'altra differenza è la gerarchia delle sottocartelle in cui ci imbattiamo. Questo perchè lo spazio a nostra disposizione è logicamente suddiviso in un'area pubblica e una privata. Al fine di descrivere le funzionalità di KBFS utilizzerò il mio username sul sistema, aroblu94. Detto questo i nostri due spazi personali saranno raggiungibili rispettivamente a /keybase/public/aroblu94/ e /keybase/private/aroblu94/. Cominciamo vedendo nello specifico le funzionalità della cartella pubblica. Tutto quello che andremo a inserire qui verrà infatti firmato con la nostra chiave in modo automatico e reso disponibile a tutti gli utenti Keybase comodamente in chiaro. Lo scopo di questa funzionalità è quella di poter condividere determinati file in modo sicuro, dando al tempo stesso la certezza a chi li preleva o visualizza che si tratta di file non manomessi al momento del download. La firma infatti serve proprio a questo, è un po' come dire "Questo file è autentico e funzionante, potete scaricarlo da qui senza temere che possa essere stato modificato". In aggiunta a questo la vostra cartella pubblica funge da webroot, permettendovi di caricarci al suo interno un "minisito". Basterà infatti la presenza di un file index, che sia .html, .md o quant'altro, per poterlo raggiungere ad un indirizzo del tipo https://aroblu94.keybase.pub. Allo stesso modo è possibile raggiungere le cartelle pubbliche di qualsiasi utente Keybase, utilizzando sia il loro username sulla piattaforma, che gli username di qualsiasi altro social network collegato. Vale a dire che il contenuto della cartella /keybase/public/aroblu94/ può essere raggiunto ad esempio anche come /keybase/public/aro94@twitter/ /keybase/public/aroblu94@reddit/ /keybase/public/aroblu94@github/ Vediamo ora le funzionalità dell'area privata di keybase. Allo stesso modo ci sarà una cartella /keybase/private/aroblu94/. Tutti i file che vengono caricati qui sono cifrati e accessibili solo a noi stessi, solamente da macchine che sono state verificate. Per poter usare KBFS infatti sarà necessario aggiungere il PC alla lista dei device verificati del nostro account. Ovviamente non possiamo raggiungere le cartelle private degli altri utenti come facevamo con quelle pubbliche, è possibile però creare delle cartelle condivise tra utenti. Se volessi infatti scambiare dei documenti in modo sicuro con Daniele e Niccolò - gli altri due membri de L'angolo nerd -, sarà sufficiente creare una cartella aroblu94,theloker,nicokant sotto /keybase/private/. Sempre grazie alla connessione bi-direzionale tra i profili collegati ad ogni account Keybase è possibile utilizzare lo username Twitter, GitHub o quello che preferiamo per collegarci con una persona. Per quanto riguarda la sicurezza dell'intero sistema bisogna ricordare che i server Keybase non memorizzano alcuna chiave privata e di conseguenza non possono leggere i file caricati in /keybase/public/, mentre conoscono - ovviamente - il contenuto di quelli pubblici. Keybase inoltre conosce ulteriori metadata quali la cartella modificata, la data di modifica/accesso e - approssimativamente - la quantità di dati scambiati, fermandosi però all'altezza di /keybase/private/{cartella}/, senza conoscere invece file e sottocartelle all'interno, come possiamo leggere nella citazione seguente presa dalla documentazione di Keybase: The Keybase servers can obviously read everything in /keybase/public. As for /keybase/private, Keybase can tell (1) what top level folders you're working in (such as /keybase/private/aroblu94,pal), (2) when you're writing and reading data, and (3) approximately how much data. The Keybase server does not know individual file names or subdirectory names. It could try to guess whether you're writing 100 small files or 1 large file, but it would be a timing-based guess. If you write a 1MB file in a private folder called /keybase/private/aroblu94/pics_of_me/thong.jpg, the Keybase server has no idea this is a folder called pics_of_me, or that there's a file called thong.jpg, or whether you look good. It doesn't know you're writing pictures, Excel docs, your DNA sequence, or mp3's. Per ulteriori informazioni sui meccanismi di sicurezza adottati in Keybase Filesystem vi rimando alla documentazione ufficiale.

Atom a hackable text editor

Atom è un editor di testo Open Source sviluppato dal team di GitHub, è disponibile per qualsiasi piattaforma, Mac OS, Windows e Linux. Per un programmatore la scelta dell'editor di testo è fondamentale e non è una cosa banale ne semplice. Dopo qualche anno di “pellegrinaggio” tra i vari editor disponibili partendo da Gedit passando per Sublime Text sono finalmente approdato ad Atom. Il prodotto made in GitHub è uno tra gli editor di testo più flessibili che ho potuto provare, grazie alla possibilità di installare pacchetti di terze parti. Grazie a questa feature sarà possibile ampliare le funzionalità dell'editor che nella sua versione base è piuttosto minimale, quasi scarno. Ne è un esempio la mancanza della voce “open recent” nel menu che è possibile aggiungere tramite l'installazione di un pacchetto apposito. Oltre ai pacchetti dedicati all'espansione delle funzionalità e al miglioramento della produttività, ne esistono altri finalizzati a rendere la scrittura del codice più piacevole e divertente come questo. La lista di pacchetti disponibili è lunghissima potrete trovarne per gli usi più disparati e aggiungerli alla vostra “collezione” per rendere il vostro Atom unico e personale. Le possibilità di personalizzazione non finiscono qui, come per altri editor come Sublime è possibile modificare l'aspetto del nostro editor tramite dei temi (qui potete trovare la lista completa), suddivisi tra UI theme, il tema dell'interfaccia e dei menu e syntax theme, ovvero il colore dello sfondo dell'area di testo e i colori per le parole chiave della sintassi del linguaggio usato. Solitamente il creatore di un tema fornisce entrambi, nulla vieta di combinare diversi temi per ottenere un aspetto unico e totalmente personale. Passando ad aspetti più tecnici Atom è basato su Electron, un framework implementato tramite chromium e node.js, Open Source e sviluppato da Git Hub. Permette di scrivere applicazioni desktop multipiattaforma utilizzando html, css, javascript. Le applicazioni basate su Electron sono ben 304, in tema di editor di testo anche Visual Studio Code di Microsoft è basato su questo framework. Atom è Open Source informazione che magari non a tutti interessa, ma se siete tra quelli che sposano più o meno fedelmente questa filosofia sarete ben felici di poter prendere in considerazione questo editor di testo, e potrete anche collaborare allo sviluppo.

L'angolo nerd sbarca su Instagram

Il team de L'angolo nerd è lieto di annunciare la creazione della nuova pagina Instagram. Oltre a poter seguire le news potrete trovare anche alcune chicche. Ovviamente per una "piccola realtà" come la nostra il mondo dei social non è solo utile, ma praticamente indispensabile. Sia per farsi conoscere presso nuovi utenti sia per mantenere costante il rapporto con chi già ci segue. Ecco perchè l'idea di inserire un nuovo social oltre ai già presenti, Facebook, Twitter e Google+. Non escludiamo la possibilà di approdare anche su altri social, ma per ora riteniamo che l'offerta sia abbastanza completa. Quindi cosa aspettate, seguiteci anche su Instagram!