4 min readface Aronne Briviofolder Svapo 27 Dec 2016

La sigaretta elettronica: il risultato di un'incomprensione linguistica



Non ci sono dubbi, ormai il fenomeno della sigaretta elettronica si sta diffondendo sempre più, tanto da essere diventato una moda. Sempre più persone infatti si avvicinano a questo mondo, che sia per smettere di fumare, per curiosità o perchè fa figo fare cloud chasing e sempre più spesso la vediamo protagonista di articoli, servizi televisivi, ricerche - spesso contrastanti - e gossip.

Il principale motivo di tutte queste discussioni a riguardo è sicuramente dato dal fatto che ad oggi, per lo meno in Italia, non esistano leggi che la differenzino dalla sorella analogica e che ne metta in risalto la sua natura completamente differente.

T-Fumo

Nata infatti come un'alternativa alla classica bionda e orientata a "far smettere di fumare", nel giro di pochissimi anni si è completamente trasformata, fino a diventare un oggetto che non ha nulla a che vedere con la sigaretta, se non il nome. Un nome che ricorda l'obiettivo per cui è nata, ma che al tempo stesso le rifila tutti i pregiudizi dell'analogica in aggiunta al classico "buu è elettronica, chissà che schifo ci mettono dentro, fa sicuramente male".

Più consono invece sarebbe utilizzare il nome che le viene attribuito in ambito medico e di ricerca, quello di vaporizzatore personale.

Aromizzatori
 

Ed è proprio questa la differenza sostanziale, perché di fatto il fumo emesso altro non è che vapore, prodotto dal cambiamento di stato di una soluzione composta da glicerina vegetale, glicole propilenico, aromi alimentari e talvolta acqua. Tutte sostanze amorfe per il corpo umano che vengono vaporizzate grazie ad una resistenza a contatto con del cotone imbevuto del liquido e alimentata da una batteria.

Benefici? Ce ne sono tanti. A partire dall’eliminazione della componente cancerogena del fumo di sigaretta non essendoci combustione, del cattivo odore sui vestiti e dell’alito pesante.

Contro? A breve termine (ad oggi gli studi vengono effettuati su periodi di uno o due anni) non ne sono stati trovati. Si tratta peró di una nuova tecnologia, che in 5 anni ha fatto passi da gigante e ne farà ancora, e questo spesso risulta motivo di disinformazione - o errata -, fatta circolare attraverso test effettuati su hardware "di generazioni precedenti".

 

Twisted coil

Ma non sono qui per parlarvi dei pro e dei contro di questa fantomatica sigaretta elettronica, quanto per dimostrare quanto sia differente dall’omonima analogica.

La definirei piuttosto una pipa di altri tempi, futuristica. Una pipa, non una sigaretta da prendere dal pacchetto, fumare compulsivamente in due minuti e gettare a terra. Un oggetto che invece prevede una fase di "studio" e di "ricerca" che precede quella dell'utilizzo vero e proprio, basata su tutti i suoi componenti, a partire dai liquidi, fino ad arrivare alla resistenza, agli ohm, ai watt e al tipo di tiro.

La similitudine con la pipa qui calza quindi a pennello: dove da una parte c'è la scelta del tabacco, con la sua stagionatura e aromaticità, dall'altra troviamo la scelta dei liquidi, degli aromi e delle densità in base al momento della giornata e dove da una parte c'è la scelta del legno e dei materiali con cui è costruita la pipa, dall'altra c'è la scelta della resistenza, del metallo con cui costruirla, di quanti watt darle e di conseguenza della batteria per alimentarla.

Insomma, se per le bionde si parla di vizio, qui si deve parlare di hobby, di passione, perchè l'elettronica di sigaretta non ha proprio niente, se non il nome.

 


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