8 min readface Aronne Briviofolder Svapo 4 Jan 2017

Sigarette elettroniche: sigle e differenze



Fino a un paio di anni fa la sigaretta elettronica era la classica stilo, stretta e allungata, che tutti conosciamo. Che fosse Justfog, Ovale o Cloudia l'obiettivo era sempre quello di avere un prodotto che assomigliasse il più possibile ad una sigaretta "analogica" e di contenere il più possibile le dimensioni.

Poi qualcosa è cambiato e accanto alle "classiche" sono comparse box sempre più grandi e con molte più funzionalità ed oggi chi si avvicina per la prima volta al mondo dello svapo si imbatte in una varietà incredibile di hardware che rende complicata la scelta del primo acquisto.

In realtà però possiamo fare chiarezza distinguendo diverse categorie, ognuna identificata con una sigla e con target differenti.

MTL e DTL

Iniziamo con queste due sigle, che stanno rispettivamente per Mouth To Lung e Direct To Lung, e rappresentano la differenza più evidente tra le sigarette elettroniche, perchè distingue la tipologia di tiro per cui è stata costruita.

Per MTL si intende infatti il classico tiro "di guancia", quello delle sigarette e delle pipe per intenderci, un tiro chiuso, con poca aria in ingresso, caratterizzato da una poca produzione di vapore e un'elevata resa aromatica.

Per DTL invece si intende il tiro "di polmone", paragonabile a quello di un narghilè e caratterizzato da un'alta produzione di vapore e da molta aria in ingresso. Si tratta del tipo di svapo che sta andando per la maggiore ultimamente cavalcando l'onda del cloud chasing e indirizzato quindi alla produzione di "grandi nuvoloni".

Box a confronto

 

Bisogna sottolineare che la differenza sostanziale a livello di hardware per queste due categorie sta nella resistenza, che ne condiziona però l'intera box. Per un tiro di polmone abbiamo infatti la necessità di usare una resistenza molto più bassa rispetto al tiro di guancia (parliamo di 0.1ohm~0.75ohm per DTL e 1ohm~2+ohm per MTL), in modo che la batteria riesca ad erogare più potenza che permette di scaldare di più la resistenza e vaporizzare quindi più liquido.

Vige infatti la legge di Ohm, da cui si ricava che la potenza (Watt) è data dal quadrato della differenza di potenziale (Volt) fratto la resistenza (Ohm). E se fissiamo quindi i Volt a 3.7 (valore nominale delle batterie LiPo o IMR più comuni) vediamo come, per una resistenza da 1.8omh (quindi di guancia) la potenza erogata è pari a 7.61W, mentre con una resistenza da DTL da 0.3ohm vengono erogati 45.63W di potenza.

Legge di Ohm

 

Di conseguenza per il tiro di polmone avremo bisogno di batterie molto più spinte (e grosse) e di atomizzatori più ariosi per evitare un eccessivo surriscaldamento della resistenza (e quindi più grossi).

RBA, RTA, RDA e RDTA

Vediamo ora un'altra distinzione fra gli atomizzatori, non più suddivisi per tipologia di tiro ma per il "rapporto" con resistenze e liquidi.

Per quanto riguarda i liquidi esistono due tipologie di atomizzatori, i Dripper e i Tank. Per tank si intendono i più diffusi atomizzatori con un contenitore per il liquido, il tank appunto, che attraverso delle asole permette un afflusso di liquido continuo alla resistenza. Per dripper invece si intendono gli atomizzatori privi di tank e che hanno bisogno di essere alimentati manualmente ogni 4/5 tiri gocciolando il liquido direttamente sulle resistenze.

Ultimamente è stata introdotta una nuova tipologia che potremmo definire un'evoluzione del dripper classico. Stiamo parlando dei Bottom Feeder, dripper caratterizzati da un pin positivo (quello che farà contatto con il polo positivo della batteria) forato, che permette, grazie ad apposite box, di essere collegato ad una boccetta di liquido da premere - "squonkare" - per bagnare le resistenze.

Vediamo ora la distinzione che viene fatta prendendo in considerazione le resistenze: anche qui troviamo due macrocategorie con alcune ulteriori specializzazioni.

Gli atomizzatori più comuni sono quelli con le testine intercambiabili, le cosiddette head coil. Si tratta di resistenze preconfezionate inserite in un corpo metallico in modo da renderne semplice il ricambio. Ovviamente le resistenze hanno una "vita", un periodo di tempo espresso in quantità di liquido vaporizzabile oltre il quale perdono in termini di resa o sanno di bruciato per via dei residui che si accumulano sulle spire e del cotone che si degrada. È la soluzione più comoda in quanto è sufficiente svitare la testina vecchia e inserire quella nuova per poter tornare a svapare.

Head coil

 

Contrapposti agli atomizzatori a testine abbiamo i cosiddetti rigenerabili, vale a dire atomizzatori che dispongono di torrette metalliche (positive e negative) che permettono di inserire resistenze homemade. Si tratta di una soluzione più complessa, non certo per i principianti e che prevede manualità e tempo a disposizione, ma che offre un'altissima personalizzazione in base al tipo di svapo desiderato. Per rigenerare un atomizzatore di questo tipo sarà infatti necessario "avvitare" il filo in modo da creare le spire delle resistenze previo il calcolo della resistività in base al materiale del filo, allo spessore dello stesso, al numero di spire e di resistenze in parallelo, per poi procedere all'aggiunta del cotone.

Della categoria dei rigenerabili fanno parte tutti quegli atomizzatori la cui sigla inizia per R (Rebuildable). Abbiamo quindi RBA che li accomuna tutti (ReBuildable Atomizer), che si distinguono in RTA, RDA e RDTA. La T sta per Tank, vale a dire quegli atomizzatori forniti di un contenitore per il liquido, mentre la D sta per Dripping.

Rigenerabile

 

Infine, anche per quanto riguarda quest'ultima distinzione, si stanno diffondendo degli atomizzatori con una doppia funzionalità, vale a dire che offrono la possibilità di utilizzare le testine preconfezionate, offrendo anche un deck per essere utilizzato come rigenerabile.

Si ringrazia Gregorio per parte dell'hardware mostrato in foto.


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